2 ruote per l'Europa

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Prologo: Fine viaggio Italia

Sebbene sia ormai passato più di un anno, ricordo ancora molto bene, le emozioni e i desideri che piano piano crescevano, portando infine alla folle idea di attraversare l’Italia in bicicletta.

Nessuna esperienza in campo ciclistico, nessun allenamento particolare, nessuna conoscenza del fondo stradale o di come si affronta un viaggio del genere.

Partii alla ricerca. Alla ricerca non solo di qualcosa di nuovo, cercavo di trovare me stesso.

Negli ultimi anni molti erano stati i cambiamenti che mi avevano segnato, e sebbene la mia giovane età, avevo smarrito la via.

Per ritrovarla, o ri-scoprirla attraversai l’Italia e tornai indietro. Nemmeno la rottura del naso al 4 giorno di viaggio mi fermò. Volevo a tutti i costi completare questa avventura, ce la volevo fare.Conobbi tantissime persone, molte buone, altre no. Ma faceva tutto parte del gioco.

Quando completai questo tour, ero quasi incredulo. Ce l’avevo fatta!

Una nuova avventura?

Dopo il viaggio lungo l’Italia, le emozioni erano moltissime ma l’idea di compiere un nuovo ciclo viaggio non mi stuzzicava. Pensavo di esser già arrivato dove volevo arrivare.

Ma così non fu. Me ne accorsi durante la stagione estiva da animatore a Bellaria.

Mi mancava ancora qualcosa! Chiedersi cosa, non bastava. Dovevo vedere di più. Dovevo confrontarmi. Dovevo andare più lontano.

Con questi sentimenti poco a poco, andava sempre più deliandosi l’idea e la progettazione di un nuovo viaggio su due ruote.

La scelta di andare fino in Olanda, arrivò quasi per caso. Sarei andato in Olanda! e ovvio sempre in bici! Sempre con la mia inseparabile Sabrina. Perché sebbene non fosse la bici più adatta, come me, possedeva la volontà di andare avanti!

Questa volta per la preparazione del tour, sapevo già cosa dovevo fare, sapevo già quali errori non commettere più. Inoltre, molta della attrezzatura già la possedevo.

Inoltre, quest’anno volevo essere indipendente dal punto di vista alimentare. Dovevo trovare un fornellino da campo.

Leggendo diversi forum decisi di orientarmi su un fornellino a multi-combustione, cioè che può funzionare con diversi carburanti. Decisi di appoggiarmi a un grande punto ad Alessandria, con gente altamente qualificata che mi sapesse consigliare giusto.

Andai all’Accessorio di Alessandria, che dopo averli esposto il mio progetto e come volevo svilupparlo, furono felicissimi e disponibilissimi nel appoggiarmi offrendomi un fornellino, ma che dico, il fornellino migliore al mondo.Per chi è dell’ambiente, sa che la marca Primus non ha rivali.

E infatti, mi ha salvato in tantissime situazioni, in poco tempo con il dispendio minimo di carburante cucinavo intere e ricche cene.

Altro investimento fu sull’acquisto di una fotocamera professionale, per permettermi foto ma anche video di una qualità superiore, rispetto all’anno prima.

Pronti? : Si riparte!

Quest’anno, il viaggio avviava anche uno scambio socio-culturale con alcuni Musei esteri, tra cui il Museo Nazionale Svizzero.

Come punto di partenza dello scambio, scelsi il Museo della Gambarina di Alessandria, importante istituzione alessandrina per la conservazione e la trasmissione della storia popolare e tradizioni tra fine 800 e inizi 900.

Alla partenza molte sono state le persone raccolte per salutarmi prima del grande via.

Una schiera di bimbi ha contato insieme a me il countdown e Simona (segretaria Associazione) ha dato il via a questa nuova avventura, non appena la bandiera rossa si abbassò.

La prima tappa fu Novara. Fino a Casale Monferrato ebbi la compagnia di un caro amico, Giuseppe Tibaldi, e poi il viaggio in solitaria poté iniziare, ma solo dopo un buon succo e una brioche.

Il primo giorno parte un bufera durata circa 10 minuti a 6km da Novara, scorse molto piacevolmente e tranquillamente.

A Novara sarei stato ospitato da Marcello, un uomo trovato attraverso la piattaforma di Couchsurfing. Più tardi potei conoscerlo meglio, mi portò in giro per la cittadina, e si dimostrò veramente un ottima guida. Offrendomi persino un gustoso aperitivo a base di pizza, per poi concludere la sera con una cena a base di pasta al forno, finocchi e patate con bagnetto fatto in casa.

Inoltre, Marcello è anche un emergente compositore e ho avuto il grande piacere di poter udire alcuni suoi pezzi, che gentilmente poi ha voluto donare in anteprima assoluta per la produzione del lungometraggio che successivamente, avevo intenzione di realizzare.

Le persone come Marcello sono veramente una fortuna incontrarle, perché capiscono cosa voglia dire ospitalità e sono persone si semplici, ma con un gran cuore e nel suo caso anche tanto carisma. Dopo un meritato riposo, l’indomani, pronto a ripartire. Direzione Como.

Como è veramente una cittadina molto carina, con i suoi mille colori, che si rispecchiano sul lago. Qui molti lavorano in Svizzera. Essendo molto vicini al suo confine.

Fui ospitato da un altro couchsurfer che mi donò una visita notturna della cittadina, oltre che un comodissimo divano-letto sul quale poter ristorarmi. Dovevo recuperare le forze, il giorno dopo avrei salutato l’Italia, entravo in Svizzera.

Svizzera: La Terra del Grande Freddo

L’esperienza in Svizzera fu molto particolare. Per molti tratti assomigliava molto all’Italia. In alcune sue parti parlavano italiano senza essere italiani. Ma per alcuni importanti aspetti si differenziava sostanzialmente dal nostro bel Paese.

Ho trovato la popolazione locale, più rispettosa del prossimo e dei servizi pubblici, la vigilanza più attiva e il manto stradale impeccabile.

Sempre grazie a couchsurfing ho potuto conoscere molti italiani che vivevano già da alcuni anni in Svizzera, e mi hanno potuto spiegare le differenze che loro hanno notato.

Come ad esempio, per i servizi si paga veramente tanto, ma la loro qualità è impeccabile. Si è rispettosi perché il codice sociale lo impone, trasgredisci, paghi profumatamente.

Io ho passato quasi una settimana in Svizzera, e credo di non aver mai sentito nessuno suonare il clacson. Per me è stata una cosa incredibile. La gente aspettava il proprio turno senza aggredire verbalmente nessuno.

In Svizzera affrontai uno dei tratti più duri del mio tour: le Alpi. Decisi di percorrere il San Bernardino, arrivando a toccare i 2066 metri di dislivello.

La vista che potei mirare dalla cima mi lascio veramente senza fiato. Non si vedeva molto, tutto intorno era coperto da questa foschia di nuvole e tutto intorno a me , solo una distesa di neve. Sembrava di essere in mezzo alla desolazione più totale. Ma non provavo paura, solo stupore. Il peggioramento del meteo mi impose di proseguire e non potei sostare molto. Anche perché adesso incominciava una ripida discesa che si stanziava per molti km e se le strade iniziavano a sporcarsi era un casino da scendere, considerando la mole di peso che mi portavo sui portabagagli posteriore.

Tutta la fatica nel salire le maestose montagne era stata ampiamente ripagata. Durante la salita conobbi un sacco di persone gentili che a loro modo mi offrirono un aiuto fondamentale e che porto ancora nel cuore.

Il meteo non fu molto favorevole. La temperatura era molto rigida, e qui capii che il sacco a pelo che avevo non era sufficientemente caldo per quel clima. Infatti, dormivo indossando tutto quello che avevo, sembravo un enorme marshmallow. Superai giornate piovose, ventose e persino due giorni di neve.

A Zurigo ebbi il primo scambio socio - culturale con il Museo Nazionale Svizzero. Mi fu donato un libro in lingua italiana contenete un resoconto delle principali tradizioni e avvenimenti storici svizzeri. Oltre ad aver avuto la possibilità di mirare l’interno del Museo, davvero caratteristico.

In Svizzera capii veramente cosa vuol dire viaggiare in solitaria. Per intere giornate potei parlare solo con le persone addette ai campeggi nel quale sostavo. Perché le strade ciclabili si distanziavano molto dalle strade principali, entrando nel pieno della natura e nel mese di Aprile, su quelle strade nessuno vi passava. O almeno così mi è parso.

Francia: tra Musica e Arte

In Francia visitai, come grandi cittadine, Strasburgo, Metz e Thionville.

In generale, la Francia, la trovai molto collinare, ma piacevole. Ogni volta a metà collina trovai una piazzola verde con tavolini per picnic e panche all’ombra, dove le sfruttavo per le pause pranzo. Davvero molto comode.

La strada per Strasburgo fu costellata dai primi veri imprevisti. E naturalmente, capitano tutti insieme.

Al mattino una bella foratura, al pomeriggio non mi si rinnova l’offerta TIM e rimango senza navigatore, minuti e possibilità di connettermi, per terminare alle 15:00 con l’obbligo di deviare dal percorso per lavori in corso sul manto stradale.

Ma infine, a discapito di tutto, arrivai per sera nel centro di Strasburgo. Li dovevo incontrarmi con un ragazzo che mi avrebbe ospitato per la notte.

Cercai un bar dove potermi allacciarmi al wi-fi e nel frattempo gustai una buonissima baguette con pollo e una salsa che non capii con cosa fosse, però era veramente buona.

Quella sera conobbi Antoine. Un ragazzo davvero simpatico. Per fortuna il giorno dopo rimanevo in città per visitarla, perché quella sera non dormii neanche un attimo. Era sabato sera, lui aveva invitato qualche amico. Passammo la notte, a bere, a giocare e andammo persino a ballare in un bar davvero carino. Molto piccolo, con musica dance anni 90. Serata davvero simpatica, sopratutto perché conobbi un ragazzo coreano che mi aiutò nella traduzione francese/inglese delle conversazioni per tutta la serata. Mi ha salvato!

Per quanto riguarda Metz, posso dire che è meravigliosa. Una città molto simile a Torino per molti aspetti. Non per quanto riguarda estetica o attrazioni. Ma per la grande capacità che possiedono queste due metropoli nel pubblicizzarsi e nel indire sempre eventi ultra accattivanti.

Quando arrivai a Metz, potei gustare ottimi gustosità culinarie prodotte dagli agricoltori locali. Tutto accompagnato dalle musiche di un gruppo molto folcloristico.

Thionville invece, non ho molto da poter raccontare. L’unica cosa che mi colpii fu il gigantesco teatro che possiede. Per il resto l’ho trovata una normale cittadina.

Manca poco all’arrivo, prima il Belgio!

In Belgio le principali città che visitai furono: Namur - Charleroi - Bruxelles - Anversa

A Namur sostai in un ostello, il quale mi permise di girare per la cittadina. Fortuna voleva, che in quel giorno c’era il festival degli artisti di strada. Ogni via era costellata di artisti che si esibivano in mille e più differenti generi e stili. Veramente una figata!

In mezzo a tutti quanti, vi era un australiano davvero in gamba, un talento nato a parer mio.

Non solo risultava simpatico, aveva presenza scenica e si dilettava nella giocoleria, fachiro e anche nell’equilibrismo. Per la prima volta vidi un monociclo alto non so quanti metri e lui ci si muoveva sopra con estrema cura e ironia.

Su Charleoi non ebbi un particolare ricordo. La giornata era piovosa. La città assomigliava una versione molto più grande a Genova, essendo una città prettamente portuale. L’unica cosa bella che da Namur a Charleroi c’era un unica e lunga ciclabile, davvero molto comoda.

Li sostai in un albergo perché gli unici due campeggi che google mi segnalava in zona in realtà non esistevano. Questo mi obbligò nei giorni successivi a dover fare più economia e a razionare meglio il cibo per timore di non avere sufficienti finanze per proseguire il viaggio.

Bruxelles, invece, tutta altra storia, è veramente una bellissima città.

Ha tutto! Ha storia! Ha tante tipologie di persone, negozi, e tradizioni. Dagli spazi verdi, agli immensi grattaceli, ma il tutto perfettamente armonizzato. Li soggiornai per due giorni in un ostello. Probabilmente il migliore in cui sia mai stato. Decisi di non optare per un campeggio perché volevo essere libero di girare la città in tutta comodità. Anche perché volevo effettuare importanti riprese per il lungometraggio che volevo produrre.

Potei mirare l’esterno del Parlamento Europeo, e i numerosi monumenti. Scoprii che il Belgio è la patria della patata fritta, delle praline di cioccolato e della birra.

Inoltre molti muri di Bruxelles sono decorati con storie a fumetti. Li potei usufruire di una guida gratuita per il centro della città e ne scoprii ogni piccolo particolare.

Dopo le mille storie che conobbi proseguii verso Anversa. Ancora due giorni e sarei arrivato finalmente in Olanda.

Ad Anversa fui ospitato da una ragazza italiana davvero grandiosa. Anche se in verità, passai la maggior parte del tempo con la sua coinquilina, perché la padrona era via per lavoro.

Sofia, questo era il suo nome, era di origine Serba e si stava laureando in biologia, ho avuto molto piacere a conoscerla, perché oltre ad essere molto simpatica, mi ha fatto passare una piacevole serata, invitandomi ad un aperitivo con dei suoi amici, proveniente da ogni parte del mondo. La scena è stata molto comica, tutti seduti in un ristorante italiano, in Belgio insieme a spagnoli, francesi, un ragazzo della costa d’avorio e Sofia dalla Serbia.

Inoltre, mi ha raccontato molte cose sulla sua terra natia e mi ha convinto un giorno a farci visita.

Sono in Olanda! Incredibile ma vero!

La meta tanto ambita da circa un mese, finalmente fu raggiunta! La mia mente ancora cercava di elaborare. Ero incredulo. Dopo tutta la pioggia, lo sporco, i boschi, la sabbia, la ghiaia, la fatica avevo superato il confine e mi trovavo nella terra che mi ero ripromesso di aggiungere con le mie forze.

La prima cittadina olandese che vidi fu Roosendal e poi diretto a Rotterdam.

Rotterdam è una città molto moderna, sfatando nel mio immaginario l’idea di città olandese.

Il giorno dopo con Delft mi rifeci. Delft è la tipica città olandese, che da buon italiano, ti aspetteresti di trovare.

Li conobbi un simpaticissimo italiano, davvero in gamba. Lui era li per un dottorato e oltre a gustare del buon pane fatto in casa e di una buonissima carbonara. Cioè capitemi bene, mangiare una carbonara in Olanda non ha prezzo, sopratutto dopo quello che ho passato per arrivarci. Bevemmo una birra olandese scambiandoci due chiacchiere. Grazie a lui ho potuto provare il brivido di guidare una bici olandese che per frenare devi pedalare all’indietro. Una vera figata! Me ne sono innamorato!

Poi mi fece vedere, un enorme parcheggio sotterraneo pieno zeppo di biciclette. Mai in vita, avevo visto tante bici tutte assieme, neanche in un negozio.

L’Olanda è veramente la patria delle bici, persino intorno alle rotonde vi erano ciclabili.

Di cittadine in Olanda, ne attraversai davvero molte. Ma quelle che più mi rimasero nel cuore sono state Nordwjik, Amsterdam e Gieethorn.

Lungo la strada per Nordwjik, vidi l’immenso Mare del Nord e potei ammirare persino una stupenda volpe selvatica. Si avvicinò talmente tanto che mangiò il pane dalla mia mano.

La piccola Venezia del Nord

Naturalmente, non potevo andare in Olanda e non passare da Amsterdam. A differenza di come molti potrebbero pensare non sono andato in un coffe shop. L’aria di alcune vie erano dense di questo aroma che non serviva entrare per respirarne l’essenza.

Unico dispiacere non potere entrare in alcuni musei, a causa della mole di persone in fila.

Amsterdam è veramente molto caratteristica come cittadina, dai suoi canali fino ai piccoli ponticelli e maestosi e lussuosi hotel.

Ma la città che piùà mi colpii fu Gieethorn, chiamata la piccola Venezia del Nord. Infatti, al suo interno non vi sono strade, solo canali. E l’unico modo per attraversarla se non si possiede una barca o non la si vuole affittare, è usare l’unica ciclabile che passa attraverso la cittadina. Veramente una città caratteristica!

Il viaggio giunge alla fine?

Dopo 40 giorni fuori casa, tornai in Italia. Easyjet mi scortò in meno di due ore da Amsterdam a Milano. Fu veramente strano tornare a sentire parlare italiano ovunque e come ci volesse così poco in aereo a tornare indietro. Gli ultimi due giorni prima dell’arrivo ufficiale furono tutt’altro che una passeggiata. Un po' per leggerezze mie, un po' per maltempo.

Ma nonostante questo, anche quest’anno arrivai! Ce la feci davvero! Dopo che si affronta giorno per giorno, tappa per tappa, arrivare a capire che le tappe sono finite ti lasciano veramente uno strano effetto.

Se mi chiedete perché mi piace viaggiare così, sapete che vi rispondo?

Che nonostante tutti gli imprevisti e difficoltà che puoi incontrare trovi sempre un modo per andare avanti, e persone gentili in giro ce ne sono. Impari a fidarti, ad essere meno diffidente o per lo meno ad esserlo con le persone sbagliate.

Impari a condividere, capisci veramente cosa vuol dire conoscere e fare amicizia. Ascolti sul serio le persone. Pensi meno a te stesso. Capisci come le cose semplici contano più di molte altre. Capisci cosa vuol dire stare da soli. Capisci cosa vuol dire vivere.

Inoltre è’ bello vedere come le persone riescano ad affezzionarsi a te, anche se probabilmente non li rivedrai mai più.

Durante questi viaggi ho scoperto così tanto che tornare alla vita di tutti i giorni non è per niente facile. Ma queste esperienze, come le persone incontrate, le strade percorse, le disavventure affrontate mi rimarranno sempre nel cuore.

In questo racconto ho voluto esprimere le mie impressioni su questo viaggio. Come in ogni altro campo della mia vita, preferisco mostrare che raccontare. Quindi vi invito, a fine settembre di andare sul canale youtube di Bikylife per vedere il film ufficiale del tour.

Perchè certe volte le parole non possono esprimere quello che si può vedere o provare.

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